Dicono di me…

“Il suo lavoro è sempre il frutto di momenti emotivi diversi e complementari: da una parte l’entusiasmo dell’incidere e di scoprire le alchimie necessarie, rivelando l’eccitazione ludica dell’azione grafica, dall’altra una continua attenzione alla disciplina ed alla ricerca segnica che, a volte in modo anche severo, la costringe a ripetuti interventi sulla lastra, senza per questo perdere la freschezza che contraddistingue tutto il suo lavoro.

Maniere dirette ed indirette, le vediamo accavallarsi e cucirsi assieme nell’intenzione di servire la narrazione con pulizia di luci e segni.

Mariella è serena nei suoi progetti ma critica, ottimista se necessario, ma prudente.

Affronta così le sue montagne, le sue acque, le paludi, gli spazi, per leggere assieme a noi con occhi passeggianti…”

Ermanno Barovero

“Arriva all’incisione dalla pittura, in particolare dall’acquarello. Quello che cerca è qualcosa di più “forte ed incisivo”, così mi dice e capisco guardando le sue calcografie, che sono, appunto “forti ed incisive”. Elaborate con una buona consapevolezza della varietà delle tecniche incisorie. Eppure, non direi che lo sperimentalismo sia dato caratterizzante del lavoro della Pelissero, in fin dei conti prevale la cordialità del rapporto con alcuni tipici modelli naturali, che mettono a confronto specialmente acque e vegetazioni immerse nella luce. E’ rispetto alle differenti risposte alla provocazione luminosa che vengono, di volta in volta, scelte le possibilità dell’incisione diretta e indiretta, con una particolare simpatia per la punta secca e le morbidezze che solo questa tecnica consente al singolo segno ed agli intrecci semplici; bitume, colofonia, l’acquaforte classica servono ad arricchire e rendere pastose le atmosfere.

Una parte tutt’altro che secondaria hanno poi i risparmi, le zone piuttosto ampie, che rimangono vergini o sono appena intaccate da tracce minime. Sono queste le parti dove la luce raggiunge la potenza massima, alludono all’aria o all’acqua; a meno che non siano l’alibi della rappresentazione dell’area e dell’acqua ad eccitare due forme di luminosità estrema, più o meno densa d’umori, mentre alla terra ed alla vegetazione spetterebbe di provocare le forme dell’ombra. Non è solo modestia la ragione che fa affermare alla Pelissero “faccio quel che conosco”, è certo anche l’orgoglio di saper restituire al proprio occhio e a quello degli altri l’immagine di visioni emozionanti.”

Pino Mantovani

“Con buona sintesi ed ottima tecnica realizza con efficacia un’immagine del registro paesaggistico, in modo non scontato”

Saluzzo Arte – Commissione Artistica

“Sfrutta il colore che agglutinandosi rende più vaga ed esplicita la visione dell’ambiente marino procurando una sicura suggestione simbolista. Ci trasmette il senso di una civiltà che sta sfuggendo ad ogni controllo e dell’impotenza dei singoli contro il destino.”

Giovanni Cordero